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Dr. Claudio Panico 
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PUCKER MACULARE

 

L’eccellenza della micro-chirurgia Vitroretinica​

Il pucker maculare (o membrana epiretinica o maculopatia cellophane) è una malattia dell’occhio che colpisce il centro della macula dove si forma una membrana composta da un sottile strato fibroso che contraendosi, distorce e accartoccia la retina. Da qui il nome pucker = raggrinzimento appunto!

 

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Per il paziente affetto da pucker maculare è come guardare attraverso gli specchi deformanti del luna park. Avverte:  

 

  • una distorsione delle immagini (metamorfopsia), sia nella visione da vicino con distorsione dei caratteri durante la lettura, sia da lontano con la deformazione delle immagini, per esempio quelle della televisione1.

 

  • una riduzione della visione centrale

 

 

I sintomi, in fase iniziale, sono minimi e tollerabili. Ma è bene intervenire se ci si accorge di una tendenza alla progressione; più che mai quando i sintomi diventano così importanti e invalidanti, tanto da compromettere le facoltà di lettura e/o guida.  


Nel caso del pucker maculare e delle membrane epiretiniche, il trattamento è esclusivamente chirurgico. Ma niente paura, ricorda: mini-invasività, massima resa!

 

COME SI FORMA IL PUCKER MACULARE?

Le cause del pucker maculare non sono chiare: può insorgere naturalmente, e più frequentemente dopo i 50 anni, o a seguito di processi infiammatori.

 

All’origine di questa malattia maculare c’è il distacco posteriore del vitreo. Il vitreo è una sostanza gelatinosa attaccata alla retina che nei primi anni di vita ha una consistenza piuttosto solida. Se con il passare del tempo però il vitreo si disidrata, rischia di ridurre il suo volume fino a staccarsi dal polo posteriore della retina.

 

Il distacco posteriore solitamente non comporta nessun danno rilevante alla vista né effetti negativi, eccetto la sola comparsa delle cosiddette mosche volanti (miodesopsie).

 

Eppure in alcuni individui il vitreo aderisce in maniera molto più stretta alla retina. In questi casi, se la condensazione e lo spostamento anteriore del vitreo progrediscono, la retina sarà sottoposta a trazione maggiore con la conseguente formazione di danni microscopici sulla sua superficie.

 

Ecco che si forma il sottile strato fibroso conosciuto come Pucker Maculare, come tentativo di riparazione adottato dalla retina!

Nella maggior parte dei casi il tentativo è lieve: si forma un sottile strato trasparente senza trazioni, con effetti negativi scarsi o assenti sulla funzione visiva.

Altre volte questo processo può essere eccessivo, con la formazione di una membrana opaca e spessa sulla superficie della macula.


Il processo è comunque molto lento e tende col tempo ad autolimitarsi e fermarsi. Tuttavia le cellule che compongono la membrana possono iniziare a esibire proprietà contrattili e a deformare la membrana stessa pieghettandola. Dato che il pucker è sulla retina, anche questa comincerà a deformarsi, in particolare in corrispondenza della parte più nobile: la macula, l’area centrale del diametro di 5mm deputata alla visione fine, indispensabile per riconoscere i dettagli in maniera precisa.

 

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COME SI EFFETTUA LA DIAGNOSI DEL PUCKER MACULARE?

Il pucker maculare può essere diagnosticato esclusivamente da un oculista, attraverso:

 

  • un esame del fondo dell’occhio, che prevede prima la dilatazione della pupilla;

 

  • una Tomografia a Coerenza Ottica (OCT), un esame moderno e non invasivo, indispensabile per la diagnosi tanto quanto per quantificare il problema.

 

  • Infine una fluorangiografia retinica (FAG) può essere raccomandata quando si sospetti l’esistenza di più patologie, anche se spesso se ne abusa.

 

 

Nell’OCT, che è un ecografo di ultima generazione, gli ultrasuoni sono sostituiti da una luce laser. Così è possibile raccogliere dal raggio riflesso sul fondo dell’occhio una quantità di informazioni straordinariamente superiore: l’OCT riconosce strutture delle dimensioni di 7 millesimi di millimetro (7 micron).

 

Nel centro del DR. Panico è installato l’OCT Heidelberg Spectralis Blue Peak, uno strumento unico per l’imaging della retina. La sua tecnologia abbinata all’eye tracking attivo e alla autofluorescenza laser blu, fornisce uno strumento potentissimo per la diagnostica avanzata della retina.

 

In numeri significa che effettua 40.000 scansioni al secondo con il dettaglio più piccolo misurabile di POCHI Micron (esame istologico in vivo).

 

Se invece volessimo utilizzare un’immagine per descriverlo sarebbe quella dell’orologio svizzero:

è un dispositivo precisissimo, si posiziona negli stessi punti degli esami precedenti ad ogni controllo successivo dello stesso paziente, riuscendo a cogliere variazioni dell’anatomia retinica con un dettaglio di 1 micron.

 

Non c’è alcun bisogno di ricorrere all’iniezione di fluoresceina endovenosa. La fluorescenza laser blu dell’ OCT Heidelberg Spectralis sfrutta la spontanea fluorescenza della lipofuscina, un prodotto del metabolismo retinico, consentendo di ottenere immagini fluorescenti e seguire l’andamento delle evoluzioni delle malattie che interessano la macula, in base a precisi pattern.

È chiaro come questo strumento sia assolutamente utile a rilevare qualsiasi peggioramento di maculopatie, pucker, edemi e fori maculari, coroiditi sierose centrali, retinopatie diabetiche e non, glaucomi.

 

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LA CURA DEL PUCKER MACULARE PASSA DALL'INNOVAZIONE.

E' la vitrectomia mininvasivaMIVS (Mini Invasive Vitreoretinal Surgery) 27 gauge è l’ultima novità nel campo della chirurgia della retina e della macula.

 

 

 

Questa tecnologia sembra essere il futuro di ogni intervento sulla retina.

Quando si dice vederci lungo ;-)

 

Il Dr. Panico è stato tra tra i primi in Europa ad utilizzare questa tecnica chirurgica, fin dal 2011.

 

Maggiori informazioni sulla Vitrectomia:

 

COSA DEVI ASPETTARTI DALLA VITRECTOMIA

Nota bene: l’obiettivo terapeutico in questo caso è soprattutto quello di evitare un peggioramento visivo e stabilizzare la situazione.

 

Il recupero dopo l’intervento è variabile e dipende dallo stato di salute della retina prima della chirurgia: se la retina non è del tutto compromessa prima dell’intervento, la probabilità di successo è maggiore!

In ogni caso il recupero richiede circa 6 mesi, ma per alcuni pazienti è necessario anche un anno per notare un effettivo miglioramento della vista.

 

IL POST INTERVENTO, SENZA SORPRESE.

Il giorno successivo all’intervento, il paziente è sottoposto a una semplice visita per verificare che non ci siano infezioni postoperatorie precoci e monitorare la pressione intraoculare. Viene informato di tutte le precauzioni da prendere e delle buone pratiche per affrontare serenamente il percorso di guarigione.

 

Il paziente dopo l’intervento deve:

 

  • portare gli occhiale da sole. La sensibilità alla luce è accentuata per qualche tempo, dopo l’operazione

 

  • instillare colliri antibiotici per 2 settimane

 

  • evitare assolutamente di strofinare l’occhio operato per 3 settimane

 

  • usare, per una settimana, una conchiglia di plastica di notte a protezione dell’occhio

 

  • non fare sforzi per 2-3 giorni e non prendere in braccio bambini

 

  • evitare ambienti polverosi o malsani per 2 settimane

 

  • dal 3° giorno il paziente può radersi, lavarsi il volto e fare la doccia con cautela

 

 

Il protocollo delle infezioni post-operatorie prevede tre controlli: il giorno successivo all’intervento, una settimana dopo e a 3 settimane dall’operazione chirurgica (a seconda del periodo di incubazione dei vari germi).​

 

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